Liguri Apuani
I Liguri sono un gruppo di origine incerta, alcuni
ritengono la loro etnia mediterranea e dunque pre-indoeuropea, altri
invece li fanno risalire ad un ramo indoeuropeo stanziatosi, in
seguito alla prima corrente migratoria, nella zona nord mediterranea.
Forse la verità anche in questo caso sta nel mezzo, ed i
Liguri possono essere considerati come una popolazione indigena
preesistente poi indoeurpizata. Comunque stiano le cose il gruppo
dei liguri è un gruppo etnico che quasi certamente ebbe origine
nella valle del Rodano e che vicende più o meno fortunate
portarono a valicare le Alpi ed insediarsi lungo la costa mediterranea
e nella parte più occidentale della pianura padana. Da qui
forse sospinti dai Celti, raggiunsero la zona della odierna toscana
del nord fra i fiumi Magra ed Arno, dando origine al ramo più
orientale dei Liguri che assunsero la denominazione di Apuani.
I Liguri-Apuani furono un popolo bellicoso e con un marcato senso
del sacro. Privi di qualsiasi struttura di tipo statale, essi vivevano
organizzati in gruppi tribali, in villaggi fortificati (i “castellieri”)
generalmente costruiti sulle pendici dei monti o in collina, immersi
in fitte selve boscose (ne sono stati individuati oltre una quindicina).
Era una società basata sulla pastorizia, sulla caccia, sulla
pesca e su una rudimentale agricoltura montana. Vi era assai diffuso
l’uso del compascuo e della tecnica del debbio (incendio)
per fertilizzare i terreni. Anche se molta importanza dovettero
avere per molto tempo, la guerra e la razzia. Un esempio della bellicosità
di questo popolo ci può essere offerto dal tipo di “relazioni”
che ebbero con gli Etruschi.
Nella fase della loro massima espansione in questa zona, gli Etruschi
incontrarono una guerriglia implacabile che ne arrestò l’avanzata.
In seguito dovettero far fronte a varie incursioni e spedizioni
che li costrinsero ad attestarsi sulla riva meridionale dell’Arno.
Rari furono anche gli scambi commerciali tra le due nazioni tanto
diverse fra di loro.
Sicuramente la maggior parte delle informazioni di carattere storiografico
riguardo al popolo dei Liguri-Apuani, ci è fornito da Roma.
Sono infatti le ormai epiche battaglie contro i Romani che consacrarono
questa rude popolazione agli onori della cronaca. Fu soprattutto
Livio a parlarci di loro nei suoi Annali definendoli “durum
in armi genus” (un popolo tosto nell’uso delle armi)
e scrivendo che i legionari in terra apuana avrebbero trovato”armi
e solo armi ed un popolo che nelle armi aveva riposto ogni speranza”.
Si diceva fra i romani che un gracile Ligure valesse più
di un Gallo robusto. Ma cos’è che portò i Romani
a queste ed altre considerazioni sul popolo apuano?
Anni ininterrotti di guerra, sanguinose battaglie ebbero luogo nelle
valli delle Alpi Apuane e dell’Appennino toscano, morti a
migliaia fra gli indigeni ma anche intere legioni distrutte.
193 a.C. La grande confederazione dei Liguri-Apuani, la più
potente e fiera tra le popolazioni liguri ancora indipendenti, è
oramai stretta in una morsa da Roma che negli anni passati l’ha
costretta ad una vita durissima fra le aspre cime apuane ed appenniniche.
Così 20000 uomini attaccano il porto di Luni mentre 40000
si accampano sotto Pisa. Roma risponde alla provocazione sconfiggendo
gli Apuani e uccidendone nel numero di 9000. Ma che gli Apuani non
siano sconfitti lo si evince dal fatto che i consoli Romani per
fermare i continui attacchi alle postazioni militari e le continue
razzie, sono costretti ad attaccare più volte fra il 190
ed il 188, pur senza risultati apprezzabili, gli apuani nel loro
territorio. Soluzione che adottò successivamente anche il
console Quinto Marcio Filippo ma con risultati catastrofici per
i Romani. La legione perse più di 4000 uomini e 14 insegne
ed i sopravissuti furono costretti ad una caotica fuga, tanto che
Livio scrive: …si stancarono prima i Liguri di inseguire che
i Romani di fuggire…
Ma i Romani non potevano permettere che le vie terrestri e marittime
che portavano in Iberia fossero continuamente attaccate e rese pericolose
dalle popolazioni Liguri. Così sferrarono nuovi attacchi
a loro più o meno favorevoli ma mai decisivi. La parola fine
a questa tormentata campagna militare fu posta nell’anno 180
quando un esercito romano d quasi 40000 uomini ricevette l’ordine
di risolvere definitivamente il problema apuano. La battaglia sorprese
gli Apuani che si aspettavano una campagna militare dopo la nuova
elezione consolare. Ciò non avvenne e gli Apuani persero
12000 uomini e furono costretti alla resa. Il senato diede ordine
di deportazione di oltre 40000 capifamiglia con mogli e figli (questa
cifra riportata da Livio sembra comunque esagerata) nel Sannio,
più o meno nella zona del beneventano.
In seguito ci fu un periodo di relativa pace interrotto solo ogni
tanto da ribellioni dei mai domi Apuani che cessarono definitivamente
nel 155 con la deportazione di altri 7000 capifamiglia.
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